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Come preparare un protocollo di microdosing sicuro: dosaggi, tempi, valutazioni

Jan 27, 2026
Come preparare un protocollo di microdosing sicuro: dosaggi, tempi, valutazioni

Il microdosing è diventato, negli ultimi anni, una parola-ombrello. Dentro ci finisce di tutto: curiosità, aspettative alte, racconti entusiasti, esperimenti improvvisati.
Eppure, nella sua forma più seria, il microdosing non ha nulla di mistico né di spettacolare. È una pratica sobria, quasi noiosa: piccole dosi, tempi lunghi, osservazione costante.

Proprio per questo, è anche una pratica che può fare danni se affrontata con leggerezza.

Parlare di protocollo di microdosing sicuro non significa promuoverlo. Significa mettere ordine, chiarire cosa sappiamo davvero e dove, invece, è fondamentale fermarsi.

Cos’è (e cosa non è) il microdosing

Il microdosing consiste nellassumere dosi sub-percettive di sostanze psichedeliche — quantità così basse da non provocare alterazioni evidenti della percezione, dellumore o della coscienza.

Se sentiqualcosa di simile a un trip, non è microdosing.

Lobiettivo non è:

            vedere di più,

            sentire di più,

            andare più in profondità.

Lobiettivo è osservare se, nel tempo, emergono cambiamenti sottili ma funzionali: concentrazione, flessibilità mentale, regolazione emotiva, energia.

E già qui arriva il primo punto chiave: non tutti li sperimentano.

Cosa dice la ricerca sul microdosing

La ricerca sul microdosing è ancora giovane. Esistono:

            studi osservazionali,

            survey su larga scala,

            alcuni studi controllati randomizzati (soprattutto su LSD e psilocibina).

I risultati sono interessanti ma sobri:

            molte persone riportano miglioramenti percepiti in umore e focus;

            alcuni studi suggeriscono che le aspettative contano moltissimo;

            i cambiamenti misurabili sono spesso piccoli, graduali, non universali.

Tradotto: il microdosing non è una scorciatoia, e non è una soluzione garantita. È una pratica esplorativa, che richiede metodo.

Prima di iniziare: le valutazioni che contano davvero

Prima ancora di parlare di dosaggi, serve fermarsi su una domanda semplice:
sei una persona per cui il microdosing ha senso?

Ci sono casi in cui è meglio non iniziare:

            assunzione di antidepressivi o altri psicofarmaci;

            familiarità con disturbi psicotici o bipolari;

            periodi di forte instabilità emotiva;

            aspettativa di sbloccarsirapidamente.

Il microdosing non è una terapia. Non sostituisce un percorso psicologico. E non funziona come regolatore demergenza.

Se la motivazione è “sto male e non so che fare, la risposta non è un protocollo: è un supporto umano.

Sostanze più comuni nel microdosing

Le più citate sono:

            psilocibina (funghi),

            LSD.

Entrambe hanno profili diversi, ma un principio comune: standardizzazione difficile.
Soprattutto con i funghi, la variabilità naturale è alta. È uno dei motivi per cui il microdosing richiede ancora più cautela rispetto a quanto spesso si racconti online.

Dosaggi: partire davvero dal basso

Qui è fondamentale essere chiari e prudenti.

Microdosing con psilocibina

Le dosi comunemente considerate microsi collocano in un range molto basso.
La maggior parte dei protocolli seri parte da quantità minime, proprio per testare la sensibilità individuale.

Il punto non è trovare la dose giusta, ma la dose più bassa che non crea effetti indesiderati.

Se emergono:

            agitazione,

            ansia,

            alterazioni percettive,

            difficoltà a lavorare,

quella dose è già troppo alta per il microdosing.

Microdosing con LSD

Il principio è lo stesso: dosi estremamente ridotte, diluite con attenzione.
Qui lerrore più comune è la stima imprecisa. LLSD non perdona lapprossimazione.

Nel dubbio, meno è sempre meglio.

I protocolli di timing più usati (e perché non sono regole)

Esistono schemi ricorrenti, spesso citati come protocolli, ma vanno intesi come strutture di osservazione, non come dogmi.

Il più noto prevede:

            un giorno di assunzione,

            uno o due giorni di pausa,

            ripetizione per alcune settimane.

La pausa è fondamentale.
Serve a:

            evitare accumulo,

            ridurre tolleranza,

            distinguere effetto reale da suggestione.

Microdosare tutti i giorni non è prudenza: è fretta.

Tracking: la parte più importante (e più ignorata)

Senza tracciamento, il microdosing è solo una sensazione vaga.

Tenere un diario — anche minimale — è ciò che trasforma lesperienza in qualcosa di leggibile.
Non servono poemi. Bastano parametri semplici:

            qualità del sonno,

            energia,

            umore,

            concentrazione,

            irritabilità,

            eventuali effetti fisici.

Il punto non è cercare miglioramenti euforici, ma pattern.

Se dopo alcune settimane non emerge nulla di chiaro, la risposta non è aumentare la dose. È fermarsi.

Quando interrompere il microdosing

Interrompere non è fallire. È parte del protocollo.

È il momento di fermarsi se:

            compaiono ansia o irritabilità persistenti;

            il sonno peggiora;

            lattenzione cala invece di migliorare;

            emerge una sensazione di forzatura”;

            stai aspettando che il microdosing faccia il lavoro al posto tuo.

Il microdosing non dovrebbe mai diventare una stampella psicologica.

Sicurezza prima dellentusiasmo

Uno degli errori più comuni è pensare che, essendo micro, sia automaticamente sicuro.
In realtà, il rischio non è la dose in sé, ma:

            la ripetizione nel tempo,

            la mancanza di ascolto,

            lassenza di criteri di stop.

La sicurezza nel microdosing non nasce dal controllo esterno, ma da una postura interna: lentezza, onestà, capacità di dire basta”.

Il microdosing non fa il lavoro al posto tuo

Se c’è una cosa che emerge chiaramente sia dalla ricerca sia dallesperienza, è questa:
il microdosing non crea cambiamento da solo.

Può, in alcuni casi, rendere più visibili certe dinamiche.
Può aumentare un filo di flessibilità.
Ma ciò che fai di quella flessibilità — nelle relazioni, nel lavoro, nella cura di te resta una responsabilità tua.

Non è una scorciatoia chimica. È, al massimo, una lente.

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